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ASSOCIAZIONE NAZIONALE COORDINAMENTO CAMPERISTI
Il turismo è diventato materia di competenza europea nel Trattato della Costituzione. Il Parlamento Europeo approverà a luglio a Strasburgo il primo rapporto sul turismo sostenibile che dovrà calarsi nella realtà delle prospettive finanziarie 2007/2013 e nella piena attuazione del mercato interno.
24 giugno 2005
Sestri Levante (GE)
Europa, Turismo Sostenibile, Regioni del Nord- Ovest
Organizzazione Centro di iniziativa per le politiche europee e dall’Associazione “E.L.M. Liguria Europa Mediterraneo" (iniziative connesse a tematiche di interesse dell'Unione Europea, utili a far sentire pienamente europei i cittadini nonché elaborare proposte da sottoporre ai Parlamentari Europei con riferimento alle politiche EuroMediterranee, coinvolgendo enti locali, regionali, associazioni di categoria, ONG, sindacati, imprese, Università ed altri enti e soggetti pubblici e privati).
Workshop, convegno e semario tecnico
Il tema “NUOVE PROSPETTIVE E NUOVE SFIDE PER UN TURISMO EUROPEO SOSTENIBILE” ha visto il fattivo l’intervento degli euro-parlamentari:
· Luis Queiró - Portogallo
· Sepp Kusstatscher - Italia
· Marta Vincenzi - Italia
e dei partecipanti ai lavori
Sull’Approfondimento “Turismo sostenibile e trasporti” ecco l’intervento di Pier Luigi Ciolli per l’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti
In Italia il turismo è strutturale e non come negli altri Paesi Europei e questo ci ha resi diversi, molto diversi verso il turismo che è il nostro oro nero, la prima risorsa economica del nostro Paese.
A fronte di tale speciale ed unica risorsa in Italia sono preposti a gestire il territorio:
Tale coarcevo amministrativo e di competenze disperde risorse nonché impedisce di fatto il far comprendere ai gestori del territorio, agli operatori ed ai cittadini la necessità delle soluzioni da acquisire per addivenire al Turismo Integrato Sostenibile.
L’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti è 20 anni che opera per far acquisire il Turismo Integrato Sostenibile ma con risultati irrisori ed è per questo che confidiamo nella Relazione Queirò nel testo condiviso il 14 giugno 2005 è il Turismo Sostenibile da sviluppare in Europa.
Ovviamente dobbiamo dire che la Relazione sul Turismo sarebbe un mero studio se alla base il Parlamento Europeo non finanzierà e supporterà in modo sostanziale l’Agricoltura.
Come Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti riteniamo che solo sulla base di una Agricoltura tutelata si potrà sviluppare il Turismo Integrato Sostenibile. L’Agricoltura è una “madre” ed i figli con il Turismo Integrato Sostenibile, hanno anche loro un nome che, mutuando la A della madre, si chiamano: ARIA, ACQUA, AMBIENTE, ANDAMENTO quale fruizione del territorio, ALIMENTAZIONE quale land food, APPRENDERE per vivere il giorno, ABBRACCIARE per conoscere ed amare cittadini con diverse culture e modi di vita.
Si parte dall’Agricoltura e, rimanendo con i piedi per terra nell’ambiente dobbiamo ribadire che il Turismo Integrato Sostenibile necessita di introdurre l’obbligo a determinare “il costo di ripristino” per tutte le scelte inerenti i trasporti nel tempo e nello spazio, lo sviluppo e la globalizzazione, l’attivazione di Biotecnologie nonché per le conseguenze derivanti da interventi che determinano aumento e concentrazione demografica, aumento dell’età media, ecc..
Le nazioni moderne sono decise nel voler conseguire una continua crescita economica ma non pensano che le scelte oggi adottate, alla distanza nel tempo ed al cambiamento delle popolazioni, potranno essere sterili o, peggio, una anomalia da rettificare e non sempre possibile.
Pochi pensano quanto sopra rispecchiando così la presenza di due filoni di pensiero che confronteremo prendendo ad esempio la produzione di pomodori.
I primi
Oggi in prevalenza, sostengono l’introduzione delle biotecnologie, asserendo che il benessere è rispecchiabile nell’incremento del PIL (Prodotto Interno Lordo: produzione totale di beni e servizi finali). Insomma, affermano che è una convenienza se cambiamo il tipo di pomodori da coltivare, introducendo quelli geneticamente modificati. Affermano che i nuovi pomodori crescono in maggiore quantità, garantendo un prodotto che si vende meglio, creando così più valore alla nazione che ha fatto tale scelta.
I secondi
sostengono che, introducendo nel mercato pomodori modificati, rendiamo le future generazioni schiave di un prodotto che potrebbe creare dei danni tali da non compensare il beneficio ottenuto da suddette produzioni, commercializzazioni e utilizzi. Sostengono che possiamo introdurre modifiche ma, contemporaneamente, a livello globale, dobbiamo prevedere eventuali effetti e relativi costi di ripristino, creando contestualmente delle misurazioni di valore rispecchiabili nei finanziamenti da utilizzare nel caso in cui il cambiamento introdotto rechi danni ambientali.
Riflettiamo e, poi, supportiamo la scelta fatta in piena coscienza e responsabilità.
Naturalmente, confidando che il valore per misurare il benessere deve essere reale, dobbiamo valutare tutti gli aspetti che un cambiamento comporta, non limitandoci a vedere solo l’aspetto meramente economico-commerciale. Nel passato millennio abbiamo osservato che la crescita economica genera inevitabilmente delle diseconomie esterne: effetti negativi che il sistema economico scarica sul sistema ambientale e socio-culturale, comprendendo il degrado dei luoghi, le alterazioni degli assetti naturali nonché i processi più gravi d’inquinamento ed esaurimento delle risorse.
Negli ultimi anni, per far fronte a detti effetti negativi, soggetti pubblici e/o privati hanno sostenuto ingenti spese (dette Spese Difensive) ma, paradossalmente contabilizzate, pur costituendo la riparazione di danni prodotti all’ambiente e/o alle persone, hanno aumentato il valore del PIL mentre non è realmente aumentato il benessere. Una logica perversa e sottile, infatti, oggi, dalla contabilità nazionale, risulta che le attività d’inquinamento producono benessere poiché creano attività di mercato.
Le Spese Difensive così concepite, penalizzano chi rispetta maggiormente l’ambiente perchè gli inquinatori, dovendo intervenire per riparare i danni ambientali, risultano più “ricchi”, ovviamente, solo nei numeri.
Chi si accontenta di detto benessere fittizio e dei numeri, crea una riduzione della crescita futura per due motivi: il primo perchè si troverà nella necessità di operare in emergenza; il secondo perché dovrà dirottare investimenti futuri per il parziale ripristino dell’ambiente, consumando così il patrimonio dei nipoti.
Un ulteriore limite della contabilità nazionale è dato dalla mancata contabilizzazione del deprezzamento del capitale naturale, dovuto al consumo di un capitale naturale non ricostruibile (quando il tasso di sfruttamento supera la capacità di rigenerazione) nonchè all’uso che porta ad una variazione delle caratteristiche qualitative di tali capitali.
Uno sviluppo economico sostenibile deve, dunque, tener conto del livello costante e desiderato di qualità dell’ambiente, usando come strumento il progresso tecnologico al fine di creare risorse sostitutive a quelle esauribili nonchè sfruttare efficacemente le risorse rinnovabili per dare loro i tempi necessari di rigenerazione.
Uno sviluppo economico sostenibile deve prevedere, per ogni modifica di mercato / di territorio / di popolazione, il relativo COSTO DI RIPRISTINO in modo da consentire, a livello Istituzionale, di poter determinare a sua volta gli STANZIAMENTI DI RIPRISTINO, nel caso le modifiche si rilevino errate oppure non più desiderate dalle future generazioni.
La progressione tecnologica, secondo gli economisti volti ad una sostenibilità forte, non risolve il problema dell’eredità futura, infatti, secondo loro il capitale prodotto dall’essere umano non potrà mai sostituire il capitale naturale che deve rimanere intatto affinchè le generazioni future possano soddisfare i propri bisogni a noi sconosciuti.
Contestualmente, altri economisti, volti alla sostenibilità debole, affermano che esiste la possibilità di una sostituibilità tra i due tipi di capitali ma è facile dirlo giacché non saranno presenti quando vi saranno dei danni oppure i loro bisnipoti aborriranno le scelte oggi effettuate.
E’ oggi indiscusso, da non dimenticare, che l’importanza centrale per la sopravvivenza della vita sulla Terra è data da uno sviluppo economico sostenibile, vale a dire in sinergia con l’ecosistema.
La riconversione dei sistemi economici da noi ereditati, verso una nature-oriented, richiederà politiche ambientali internazionali appropriate, quindi, è importante la europeizzazione del problema.
Una globalizzazione che si attiva oggi solo per i mercati, dimenticando che tale globalizzazione deve riguardare l’ambiente ed i problemi relativi ad esso perchè non esistono confini geografici.
E’ necessario europeizzare i problemi ambientali e le relative soluzioni ma, anche, territorializzare le politiche per rendere concreto uno sviluppo sostenibile poiché variano le capacità di carico e le potenzialità d’ogni contesto locale.